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Può essere che la situazione non allarmi, impensierisca, indisponga nessuno? Tutto così risulta "normale" assolutamente? Ci chiediamo come potesse fare un cittadino, o dei mezzi di soccorso, ad attraversare la città da una parte ad un'altra, domenica scorsa? Sono quesiti che ci dovremmo porre. Vediamo come si presentava la situazione, contemporaneamente nella stessa serata di domenica 13 giugno 2010: corso San Giorgio interrotto da mesi, per dei lavori fantasma (che dovranno durare numerosi altri mesi); festa di Sant'Antonio a Modica Alta; festa del Sacro Cuore alla Sorda; manifestazione "Il pane più lungo" a corso Umberto bloccato al traffico; Fiera della Contea nel piazzale Caitina campo sportivo; quartiere Dente ovviamente intasato; via Fontana molto più intasata; così pure tante le altre strade di raccordo; vigili urbani ovviamente insufficienti a far fronte ad eserciti di masse che invadevano la città da tutte la parti; ecc... Insomma Domenica la città di Modica era facilmente percorribile solo ...in elicottero! Segnaliamo che si potrebbero scaglionare le feste in date diverse, col doppio fine di alleggerire il traffico e moltiplicare l'attenzione di richiamo; evitando l'effetto annullamento reciproco delle manifestazioni. Per essere più chiari con un esempio, è come invitare degli ospiti, anziché spesse volte, solo una volta e in quella occasione imbandire una tavola con quattro primi, quattro secondi, quattro contorni, cinque dolci, ecc...: finisce come si immagina. Se è stato un errore, dato che sembra non sia successo niente di pericoloso, ciò è facilmente perdonabile; se invece è una scelta lucida: permettere, come ordine pubblico, questa overdose di massa, invece ci permettiamo di affermare che è deprecabile. Le manifestazioni sono belle e utili, per noi e per i turisti, ma organizzate nel modo più adeguato, dando così la possibilità a tutti di "assaporare" un po' tutti gli eventi. Mario Rossi
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Una grave inosservanza sull’orario di servizio è stata riscontrata in capo ad un dipendente comunale operante negli uffici anagrafici.
E’ quanto emerso al termine di un’attività di controllo svolta dall’ufficio personale dell’Ente su precise disposizioni del Segretario Generale di concerto con il comando dei Vigili urbani.
L’inosservanza da parte del dipendente ha comportato l’immediata attivazione delle relative sanzioni previste dalla legge e dal regolamento.
“Non è escluso, commenta il segretario generale dr. Ignazio Baglieri, che ulteriori responsabilità vengano acclarate nei confronti di chi aveva il dovere di vigilare perché il rispetto dell’orario di servizio non venisse violato.
“I controlli non sono solo atti dovuti dalla legge ma servono anche a rimuovere atteggiamenti che si fondono su cattive abitudini che saranno debitamente sanzionate sancite con l’obiettivo di garantire da parte dei dipendenti un comportamento assoluto rispetto dei doveri del loro Ufficio”.

Lo scorso gennaio il presidente della commissione Sanità del Consiglio d'Europa, il tedesco Wolfang Wodarg, denunciava che "l'influenza A è stata una falsa pandemia orchestrata dalle cause farmaceutiche pronte a fare soldi con la vendita dei vaccini". Wodard ha anche accusato le case farmaceutiche di aver influenzato la decisione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) di dichiarare la pandemia.
Secondo il presidente della commissione europea sulla Sanità, quindi, si è trattato di uno dei più grossi scandali sanitari del secolo che ha spinto anche i Governi di tutto il mondo a spendere miliardi di euro per acquistare i vaccini che, oltretutto non erano sufficientemente testati e hanno esposto milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti.
Qualche mese dopo la clamorosa denuncia di Wodarg, in piena polemica sulle scorte di vaccini anti-pandemia rimasti inutilizzati dall'Italia e da altri Paesi, la multinazionale farmaceutica Novartis, produttrice del vaccino contro l'influenza suina (LEGGI), annunciava i propri risultati record del 2009: 44,3 miliardi di dollari con un aumento del 7%. Ad aiutare il fatturato, ha spiegato la stessa azienda, è stata anche la vendita di oltre 100 milioni di vaccini contro la nuova influenza A. Un 'effetto pandemia' particolarmente evidente nel quarto trimestre, archiviato con un balzo del 54% dell'utile netto a 2,3 miliardi di dollari.

Insomma, osservando tali numeri viene facile fare 1+1 e appoggiare la denuncia di Wolfang Wodard. Denuncia che in un primo momento non è stata per niente digerita dall'Oms. "Le misure di politica sanitarie e le risposte alla pandemia raccomandate in questi mesi dall'Organizzazione mondiale della sanità non sono state indirizzate impropriamente dall'industria farmaceutica". Queste le parole di Keiji Fukuda, consigliere speciale del Direttore generale dell'Oms per la pandemia influenzale, in uno dei suoi discorsi in una delle sessione del Consiglio d'Europa sulla gestione della pandemia tenutasi nei mesi scorsi. Fukuda sottolineava l'esistenza di misure volte proprio ad assicurare la trasparenza e ad evitare conflitti di interessi con l'industria. L'Oms, insomma, si diceva fiduciosa "dell'integrità e della validità scientifica" delle decisioni prese durante la pandemia. "Quello in corso è un evento scientificamente ben documentato, in cui l'emergenza e la diffusione di un nuovo virus influenzale ha causato un'insolita serie di problemi in tutto il mondo [...] Dire che la pandemia è falsa vuol dire ignorare la storia recente, la scienza, e banalizzare la morte di oltre 14 mila persone nel mondo".
Questo diceva ancora Fukuda. Diceva, appunto. Ad aprile, infatti, lo stesso Keiji Fukuda davanti ai 29 esperti indipendenti riuniti da ieri a Ginevra per valutare l'operato dell'organizzazione, diceva che effettivamente qualche errore nella gestione della pandemia di influenza A c'è stato. Fukuda ha ammesso che lo stesso sistema di sei fasi utilizzato per dichiarare una pandemia, sulla base della diffusione geografica di un virus piuttosto che sulla sua severità, ha creato una certa confusione sulla pericolosità della malattia. Insomma, c'è stata qualche incertezza nella comunicazione e questo può essere stato scambiato per mancanza di trasparenza. Altra questione importante la questione del vaccino: i Governi hanno accumulato scorte, che non hanno più saputo come utilizzare. "Scoprire che una sola dose era sufficiente a immunizzare contro il virus - ha spiegato Fukuda - è stata una grossa sorpresa perché la maggior parte dei piani anti-pandemia dei Paesi erano stati costruiti sulla necessità di due dosi di vaccino". Questo ha comportato un accumulo di dosi, poi inutilizzate, in gran parte dell'Occidente, mentre i Paesi più poveri hanno avuto un accesso limitato ai vaccini (LEGGI). Vogliamo qui aggiungere che la Novartis, che lo scorso giugno aveva annunciato d'aver messo a punto un primo lotto di vaccino contro l'influenza A, aveva esplicitamente indicato che non avrebbe offerto il proprio vaccino a nessun paese povero.
LA GRANDE TRUFFA DELLA SUINA
di Paul Benkimoun 7 giugno 2010)

Le critiche al modo in cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha risposto alla pandemia di influenza H1N1 sono cresciute di una tacca, venerdì scorso, con la pubblicazione di un’inchiesta condotta congiuntamente dal British Medical Journal (BMJ) e dall’Agenzia di Giornalismo Investigativo di Londra (BIJ), e con il rapporto adottato quello stesso giorno dalla Commissione sanità dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.
La prima rivela che alcuni degli esperti che avevano partecipato alla redazione delle linee guida dell’Oms per le pandemie erano sul libro paga di due industrie farmaceutiche - Roche e GlaxoSmithKline - che producono medicinali o vaccini contro i virus influenzali. Il secondo sottolinea una «mancanza di trasparenza» nella gestione della crisi del virus H1N1 da parte dell’Oms e delle istituzioni sanitarie pubbliche, le accusa di aver «dilapidato una parte della fiducia che gli europei hanno in questi organismi» e ritiene che «questo declino di fiducia in futuro potrebbe rappresentare un rischio».

Un anno dopo l’annuncio, l’11 maggio 2009, dell’inizio della pandemia influenzale, molti governi occidentali si ritrovano con scorte inutilizzate di farmaci antivirali e vaccini contro il nuovo virus A (H1N1), ordinati a un carissimo prezzo, mentre la banca JP Morgan valuta il giro d’affari tra 5,8 e 8,3 miliardi di euro. Emerge che, a partire dal 1999, data delle prime linee guida dell’Oms per le pandemie, alcuni esperti con un ruolo chiave nella loro elaborazione hanno legami di interesse con gli industriali. Le raccomandazioni vengono scritte da quattro esperti in collaborazione con il «Gruppo di lavoro europeo sull'influenza» (Eswi). «Ciò che questo documento non rivelava è che l’Eswi è interamente finanziato da Roche e dagli altri produttori di vaccini e che due degli esperti, René Snacken e Daniel Lavanchy, l’anno prima avevano partecipato a eventi finanziati da Roche», scrivono i giornalisti britannici Deborah Cohen e Philip Carter. L’articolo cita diversi altri esperti coinvolti in documenti strategici dell’Oms, che sono stati retribuiti dagli industriali e hanno pubblicato degli articoli sull’utilità dei farmaci retrovirali (Tamiflu della Roche o Relenza di GlaxoSmith Kline), utilità oggi contestata all’interno della comunità medica.
«Nessun dettaglio è stato fornito dall’Oms in risposta alle nostre domande», scrivono Cohen e Carter. I due giornalisti deplorano anche il segreto tenuto dall’Oms sulla composizione del comitato d’urgenza, messo in piedi dalla direttrice generale, che l’ha consigliata sul momento in cui dichiarare la pandemia: «Una decisione che ha scatenato i costosi contratti per i vaccini in tutto il mondo», commenta nel suo editoriale la direttrice di Bmj, Fiona Godlee.

Interpellato da «Le Monde», il portavoce dell’Oms, Gregory Hartl, precisa che «ogni volta che l’Oms riunisce degli esperti, fa compilare una dichiarazione di interessi, che è sottoposta alla valutazione del presidente del comitato di esperti, ma non le pubblica perché contengono informazioni di ordine privato».
Per quanto riguarda il comitato di urgenza, Hartl precisa che la sua composizione sarà resa pubblica quando avrà terminato la sua missione, una misura mirata «a evitare che i suoi membri subiscano pressioni, tenuto conto delle conseguenze enormi delle decisioni prese». Anche il rapporto redatto da Paul Flynn, parlamentare britannico socialista, e adottato il 4 giugno dalla Commissione Sanità dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, accusa l’Oms di dar prova di una «grave mancanza di trasparenza» nei suoi processi decisionali, cui si aggiunge «la prova schiacciante che la gravità della pandemia è stata largamente sovrastimata dall’Oms».
Il documento sottolinea che «è soprattutto il passaggio rapido verso il livello 6 della pandemia, in un momento in cui l’influenza dava sintomi relativamente modesti, combinato con il cambiamento di definizione dei livelli di pandemia poco prima dell’annuncio della pandemia H1N1, che ha sollevato preoccupazioni e sospetti nella comunità scientifica».
Il rapporto sarà sottoposto all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e dei suoi 47 stati membri il prossimo 24 giugno.
Dopo i controlli antiassenteismo di un mese fa effettuati da polizia e guardia di finanza a palazzo San Domenico, sede del comune di Modica (nella foto), l’ente ha proseguito i controlli interni, che, a quanto pare, hanno dato i suoi esiti. Una grave inosservanza sull’orario di servizio è stata difatti riscontrata a carico di un dipendente comunale degli uffici anagrafici. In pratica il dipendente non si trovava in ufficio durante l’orario di lavoro.
L’ennesimo caso di assenteismo è emerso al termine di un’attività di controllo svolta dall’ufficio personale dell’ente di palazzo San Domenico, su disposizioni del segretario generale Ignazio Baglieri, di concerto con il comando dei Vigili urbani. L’inosservanza da parte del dipendente ha comportato l’immediata attivazione delle sanzioni previste dalla legge e dal regolamento. «Non è escluso – commenta il segretario generale Baglieri – che ulteriori responsabilità vengano acclarate nei confronti di chi aveva il dovere di vigilare affinché il rispetto dell’orario di servizio venisse scrupolosamente osservato.
«I controlli – conclude Baglieri – non sono solo atti dovuti dalla legge, ma servono anche a rimuovere atteggiamenti che si fondano su cattive abitudini che saranno debitamente sanzionate per educare i dipendenti ad un atteggiamento di rispetto verso l’ente per il quale lavorano». Intanto le posizioni dei circa 60 dipendenti scoperti nell’ambito del blitz antiassenteismo delle forze dell’ordine sono ancora al vaglio della procura.
I terreni di proprietà dell’On. Mauro e della sua famiglia, sono infestati dalla "Muscara gussonei" , una varietà dei cosiddetti “cipudduzzi”.Male? No bene, anzi benissimo!
Sembra una boutade, ma è la motivazione scientifica che ha giustificato l’acquisto da parte della Provincia Regionale di Ragusa di terreni nella R.N.O. dei Pini d’Aleppo di Vittoria di proprietà di Mauro e di altri cittadini. A denunziarlo è il consigliere provinciale Giuseppe Mustile che spiega. "A parte l’ormai noto strabismo dell’amministrazione provinciale che non manca mai ( sono stati spesi 1.471.000 per la riserva dell’Irminio che è di circa 30 ettari e “solo” 588.000 euro per quella dei Pini d’Aleppo di Vittoria che è circa 3200 ettari), i fatti cominciano- dice Mustile- da un finanziamento della Regione Siciliana di 2 milioni di euro per l’acquisto di terreni in zona A delle riserve gestite dalla Provincia.
Mi è sembrato quantomeno inopportuno che tra i proprietari dei terreni da acquistare a Vittoria ci fosse l’on. Mauro, personaggio pubblico molto noto in provincia ed amico personale dell’Assessore Mallia, e soprattutto ridicola la motivazione scientifica che accompagna e motiva l’acquisto: ovvero la presenza di una specie bulbosa, appunto la muscara gussonei, che è una delle 88 specie protette dalla direttiva Habitat della Unione Europea".
Mustile si chiede ancora "Perché proprio questa specie e non un’altra delle 87 rimanenti? Perché proprio quei terreni in Cda Buffitella e Importuna e non altri delle centinaia di ettari con presenze di specie della direttiva Habitat da proteggere? Perché alcune particelle sono fuori dalla zona A e sono state comprate lo stesso? La Muscara Gussonei, che è una varietà di lampascione il volgare “cipudduzzo”, cresce solo nei terreni dell’On. Mauro che ne ha l’esclusiva? Perché non è stato fatto un bando una selezione pubblica, perché non si faceva sapere a tutti i proprietari di questa intenzione, visto che si spendono soldini della collettività?
Tanti interrogativi che ci invitano soltanto a fare un avviso pubblico ai tanti proprietari che intendono vendere i propri terreni alla Provincia ente gestore: controllate bene e se vedete la Muscara gussonei, avvisate subito l’Assessore Mallia, perché li vuole comprare tutti ( ha un debole per le bulbose).
Un chilometro e cento metri di pane. Sarà il pane più lungo del mondo ed alle 18.30 di domenica sarà un notaio a certificare la lunghezza raggiunta per entrare così nel Guinness dei primati.
L’idea di realizzare questo primato è stata dei panificatori della città, dell’Avis, delle associazioni di volontariato, delle amministrazioni provinciale e comunale, della Coldiretti e della Camera di Commercio che hanno dato subito sostegno alla iniziativa.
La manifestazione sarà aperta domenica alle 18 dal sindaco e vedrà impegnati 18 panificatori della città che ognuno con 70 metri di pane contribuirà al pane più lungo del mondo. Questo sarà disteso lungo il corso Umberto, da piazza Municipio al palazzo degli studi su entrambi i lati del marciapiede. Il pane sarà condito con olio dop Monte Iblei ed alla avvenuta certificazione da parte del notaio sarà distribuito a turisti e visitatori insieme ad un cannolo e ad una bibita.
Attorno al pane più lungo del mondo, che avrà come testimonial gli attori Andrea Tidona e Carlo Cartier, si terrà anche una rappresentazione scenica delle usanze contadine in relazione alla produzione del pane; saranno anche presentati canti e storie appartenenti alla tradizione. Uno spettacolo in piazza Matteotti con il mago George concluderà la serata. La scelta del pane non è stata casuale ma determinata da una tradizione comune a tante famiglie che hanno da sempre prodotto il pane in casa con ingredienti naturali e nel forno a pietra.
«E’ una manifestazione singolare – dice il presidente dell’Avis Peppe Avola- Puntiamo alla conoscenza, su larga scala, di un prodotto tipico d’eccellenza come il pane modicano intriso di storia e tradizione.


Sfratto rinviato grazie all’intermediazione del commissario Alfonso Capraro. Per il bene di una bambina malata e per evitare di fare esplodere socialmente un altro episodio legato alle case popolari di contrada Fanello. Il presidente Giovanni Cultrera (nella foto) ha concesso la proroga di 10 giorni alla famiglia che aveva occupato abusivamente il sito. Al di là di ogni cosa, rimane il dramma della casa che purtroppo coinvolge molte famiglie di tutti i comuni della provincia.
«E’ un caso eccezionale e particolare di una famiglia che, purtroppo –motiva Giovanni Cultrera- oltre a trovarsi in disagiate condizioni economiche, ha difficoltà a provvedere alla salute di una figlia, ancora in tenera età e che necessita di cure mediche. La patologia della bambina mi ha sconvolto e turbato, ma la legge deve essere uguale per tutti Avevo attenzionato il caso e la particolare situazione al comune di Vittoria perché provvedesse in tempo, ma soltanto ieri pomeriggio - ha continuato Cultrera - il comune ha fatto pervenire un fax all’Istituto, chiedendo un rinvio di giorni dieci. Mi auguro che non debbano capitare più situazioni analoghe, sia che si tratti di abusivi sia che si tratti di morosi, ora che da parte degli amministratori della città ipparina sono state date, oltre ad assicurazioni d’intervento, rassicurazioni circa la pubblicazione, a giorni, della graduatoria. Se ciò non dovesse accadere, lo Iacp destinerà un congruo numero di alloggi ad altri comuni della provincia anziché Vittoria».
Prima dello sfratto s’è creata un po’ di tensione davanti alla casa da sloggiare. Erano preenti la consulente del sindaco Rosanna Meli (ex assessore ai Servizi sociali) e il dirigente del Commissariato Alfonso Capraro, la cui presenza, spiega lo stesso Iacp, è stata determinante per concedere la proroga e risolvere il problema senza alcun pericolo di ordine pubblico. Capraro è intervenuto personalmente nei confronti del presidente Iacp Cultrera. La consulente Meli ha preso l’impegno di trovare una sistemazione dignitosa alla famiglia che dovrà lasciare la casa rendendo possibile la proroga di 10 giorni.
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L’Arpa renderà noto domani alla Capitaneria di Porto di Pozzallo l’esito delle analisi su un campione d’acqua prelevato a largo di Punta Regilione a Marina di Modica. |
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Comunicato
La vicenda chiusura Corso era cominciata malissimo ma, tutto sommato, finisce accetabilmente per entrambe le parti.
Si è concordato fra l'Amministrazione e le parti in protesta di spostare sia l'orario inizialmente di mattine domenicali, ai pomeriggi; sia il sito della chiusura al traffico, alternativamente tre volte sulle altre cinque domeniche, nella parte del Corso da San Pietro a salire, liberando così il traffico veicolare verso Modica Alta da via Garibaldi (che alcuni hanno proposto di poter utilizzare in doppio senso, regolato con semafori alternati) e in tutte le rimanenti vie della parte bassa del Corso: sono già stati più precisi i comunicati ufficiali.
I promotori delle iniziative di protesta - che operiamo nelle varie strade bloccate interamente dalla chiusura del piccolo tratto del Corso - intendiamo precisare che non siamo affatto contrari alla designazione di una parte esclusivamente pedonale nella città, anzi la stimiamo con interesse; ma siamo contrari alla chiusura al traffico della parte cruciale del tratto basso del Corso Umberto e senza prima aver provveduto alla organizzazione di servizi adeguati.
Vogliamo solo continuare a far passare i cittadini dalla parte antica della città a un'altra parte di essa non girando dalle campagne.
La scelta improvvisa dell'Amministrazione Comunale di intraprendere questa cosiddetta "fase di sperimentazione", senza neanche confrontarsi con le parti interessate, è stato subito come incuria oltreché come insensibilità al grido di difficoltà che si leva in questo periodo da ogni azienda.
Gli aspetti che ci hanno fatto a buon diritto andare in protesta per difendere la dignità, le attività, e non ultimo, la funzionalità del centro storico - che siamo sicuri si preserva e valorizza intanto non bloccandolo, non isolandolo dal traffico, ma rendendolo più frequentabile - sono state le seguenti:
- l'inutilità di sperimentare quello che è già chiaro da anni, cioè che chiudere quella parte bassa del Corso devitalizza le strade che confluiscono da tutte le parti della città in quel tratto;
- la mal riuscita delle semplicistiche iniziative (madonnari, giri in bicicletta, ...);
- la bassissima risposta da parte dei cittadini come affluenza e partecipazione alle programmazioni;
- la mancanza di contestuali modifiche alla circolazione del traffico: divieti di sosta al Dente che si intasa inestricabilmente, ecc...;
- l'inesistenza di parallele iniziative di richiamo per il Turismo, pur vicinori;
- l'inesistenza di validi provvedimenti a supporto attivo della sperimentazione (neanche un bus navetta, neanche un posteggio organizzato, ecc...) ma solo l'atteggiamento di "sperimentatori" passivi dei disagi delle attività economiche nelle sette le strade bloccate in un solo colpo.
Non si può volare alto col pensiero, se non lo si sappia o non si possa per qualche motivo (es.: per mancanza di fondi) usare neanche per viaggiare a livello raso terra.
Il sillogismo (legi: convinzione) che una città col suo Corso principale "chiuso e basta" e con le relative sette strade di confluenza ad esso "tappate" al fondo, possano attirare gente e turisti, è una contraddizione che non ha bisogno di Aristotele per essere spiegata; è un ossimoro che non vale lo sforzo di risolvere, a discapito degli operatori economici. E' ovviamente troppo chiaro.
Ma, tutto questo vespaio di "pareri forzati" in cui la città è stata travolta per qualche settimana, che stimiamo inutile per quanto abbiamo detto, può essere invece ritenuto utile come "sperimentazione" da parte nostra, da altri punti di vista, come esperienza per il futuro. Da buoni concittadini pur controvoglia ne abbiamo imparato qualcosa e alcune ci hanno ferito proprio come persone.
Per esempio non si potrà più presumere che questa iniziativa di bloccare la città, così come si è fatto questa volta e dissuadere di scendere al Corso, funzioni e la avvalori.
Che l'Amministrazione la prossima volta farà bene a discutere prima eventuali altre iniziative: almeno eventuali pareri contrari resteranno in camera caritatis.
Che l'aver lasciato fuori le forze politiche dato che tutto si è risolto come detto con una mediazione - le quali sapevamo in maggioranza contrarie a generare una tale carica di scontenti - ci ha attribuito la serietà e la purezza della sincerità di intenti.
Abbiamo nel contempo potuto appurare quanto è incredibile la solerzia con cui gli affiliati concorrono a supportare i cartelli di potere.
Che come operatori siamo soli; e le rappresentanze di categoria sono quasi tutte assenti e quando intervengono tardano a prendere le difese di quella parte degli operatori che in quel momento ne hanno bisogno e quando lo fanno sono nei fatti molto concilianti con la "controparte".
Che il PD di Modica ha perso un'altra occasione per essere obiettivo, vidimando comunque le azioni dell'Amministrazione Comunale. I partiti, per antonomasia, sono organismi che ragionano in maniera "parziale" appunto, e per questo lo giustifichiamo. Ma non sarebbe apostasia intellettuale l'allontanarsi dall'"ortodossia" delle posizioni dell'Amministrazione di Modica e calcare le strade dell'ovvio.
Noi operatori economici invece che non abbiamo la necessità di assonanze intellettuali col Potere Costituito, se non quelle della sussistenza economica, ci possiamo (legi: dobbiamo) permettere l'onestà di guardare si alla mosca additandola come fastidiosa ma di considerare anche il maggior pericolo dell'elefante su cui è posata. Per un piccolo nugolo di persone che girano in bici, bloccare l'economia di tante attività commerciali non è accettabile.
Modificando i registri, distorcendo un po' alcune nostre tesi e richieste siamo stati giudicati, dalla segreteria di questo Partito in un comunicato, in qualche modo colpevoli di essere preoccupati; e accusati di pensare al corso di Modica come a una nostra strada privata. Significa nutrirsi consapevolmente di falso e somministrarlo agli sprovveduti.
Che Legambiente, quasi assente dalla stampa per tematiche e siti veramente ad essa attinenti, a volte si sveglia e sente il bisogno di testimoniare l'importanza dell'iniziativa col suo contributo, perché voglia pretestuosamente respirare proprio in questi duecento metri di carreggiata: nè più in alto né più in basso, ne con navette, né con posteggi, ecc..., che magari "inquinano". Così le va bene.
Che Gugliotta e altri, di un gruppo per lo sviluppo sostenibile, dichiarando che questo passeggio sulle carreggiate del corso chiuso sia un passo decisivo verso il progresso della città (mentre essa langue in una stasi polivalente, non solo politica, che diventerà storica) pensano di dare così un segno di avanzamento bloccando semplicisticamente anche le strade. Così pensando lo sviluppo, per loro sostenibile, è semplicissimo: basta chiudere molte altre strade e Modica andrà alle stelle. Come Armstrong sulla luna: <
Che il Polocommerciale si schiera "obiettivamente!" a favore sia della chiusura del Corso al traffico in quel tratto sia a favore della inutilizzabilità delle intere sette strade di confluenza suddette.
Tutti in riunione abbiamo stimato che è forse perché gliene viene un utile riflesso?
E' come dire che in un'ipotetica occasione i commercianti del Corso si dichiarassero favorevoli alla chiusura della ex SS115 proprio davanti al polocommerciale!
Che Failla, presidente rappresentante della tal associazione, solo contro il parere della città che ha solo subito disagi di mobilità, il quale già ottiene da anni di chiudersi il tratto di strada prospiciente precisamente della lunghezza in centimetri della facciata del suo Hotel, si permette anche di sentenziare pareri "obiettivi", sfoggiando un'irriverenza caparbia ritenuta da tutti nel gruppo, a dirla in modo molto più candido, inopportuna.
Che una sigla, RMSA o qualcosa del genere, si dichiara d'accordo a interrompere la città, ...tanto ad essa associazione culturalmente che le interessa?
Cioè, che sono favorevoli coloro a cui non interessa nulla o gliene viene vantaggio diretto o indiretto.
Che il diktat del potere assoluto e tautologico di Modica affila le sue larghe influenze ed esercita qui il suo dìvide et ìmpera.
Che i cittadini quando assistono a continue interviste faziose, attentamente selezionate, sulle televisioni private di Modica non stanno assistendo a una raccolta di pareri, ma a uno spettacolo di lavaggio del cervello studiato.
Che Giaquinta, l'esperto del Comune, appare così inaffidabile quando dichiara sul Giornale di Sicilia la necessità investita dall'amministrazione di costituire, nell'imbuto delle sette strade, implicitamente ed irresolubilmente al più presto l'isola pedonale, sic et simpliciter, senza previ supporti, infrastrutture, investimenti, ecc... ecc..., come farebbe invece ogni responsabile città del mondo che abbia la stessa morfologia di Modica - che la rende unica e caratteristica (<<...seconda in bellezza solo a Venezia>>: Enciclopedia Treccani, quando Modica era attraversata dai fiumi) - perché cade egli in contraddizione con l'Amministrazione stessa che ci dichiara in conferenza di non averla in programma immediato.
Che l'unione fa la forza, e che uniti si può vincere per far valere con rispetto i propri interessi leciti di piccoli operatori economici.
Ma quando vince il buonsenso equilibrato, come questa volta, in effetti vincono tutti.
NOTE:
Esistono idee realizzabili e idee utopiche che costa troppo mettere in atto. Questa di chiudere il pezzo del corso Umberto, come si è fatto e ancora si farà per altre domeniche, se si può essere obiettivi veramente, comporta sconvolgere la fisonomia storica ed economica di Modica; significa negare la Storia passata e futura del Centro Storico della nostra Città.
Il pezzo di strada che usualmente si è usato chiudere per la passeggiata sulle carreggiate è come un "ponte" fra la parte vecchia e le altre parti della città. Non è un'isola e non può esserlo. Non vi si può girare attorno. ...Tranne uscendo dal centro urbano e girando dalla Mista o dal Ponte.
Senza voler assurgere alla perizia di urbanisti o tecnici di flusso, il nostro gruppo già con i comunicati precedenti ed adesso esplicitamente, vuole far notare che Isola Pedonale contiene in sé il senso di una zona chiusa al traffico, ma che per definizione è "bagnata" tutt'attorno dal "flusso" del traffico, come avviene in tutte le altre città. Non è l'interruzione di tot strade e del loro punto di confluenza; oltre a tutte le traverse che vi insistono.
Dove si è sperimentata già da tempo la chiusura al traffico, senza provvedimenti e servizi di supporto, la semplicistica iniziativa si rivela ovunque dannosa e soprattutto inutile, desertica.
Sulla stessa vicina Ragusa, ove anzi la chiusura di Via Roma non blocca la città, per la esistenza di numerose vie traverse perpendicolari che la attraversano, riportiamo una testimonianza - articolo del 28.05.10 su La Sicilia - <
Cambia il luogo ma le risultanze sono le stesse: chiudere una strada alle nostre appendici automobili, senza organizzare nulla è inutile e soprattutto non viene apprezzato. La gente va dove trova gente e si può muovere velocemente.
Il gruppo promotore

Il Partito Democratico di Modica interviene sulla richiesta di revoca immediata dell’ordinanza che dispone la chiusura sperimentale al traffico veicolare del corso Umberto avanzata da un gruppo di operatori economici non appare condivisibile.
Innanzi tutto sotto il profilo della pretesa esclusività di interlocuzione che lascia quasi intendere che la via principale della città sia oggetto della proprietà di un ristretto gruppo di soggetti, a cui si deve chiedere il permesso ogni qualvolta si decide sulla viabilità, e non dell’intera collettività.
Collettività modicana che in più occasioni si è espressa favorevolmente alla chiusura del corso Umberto al traffico veicolare.
Ed è bene ricordare, dichiarano dal Pd di Modica, a tal fine anche i diversi servizi tutti favorevoli alla pedonalizzazione del corso Umberto che un’emittente locale ha trasmesso dopo la “Notte Bianca”.
Ma non si può concordare con quanto espresso dal gruppo di operatori economici nemmeno nei termini della protesta.
La chiusura del corso Umberto, come più volte chiarito dall’Amministrazione, ha infatti carattere temporaneo e sperimentale.
Non si comprendono, quindi, affermano dal PD, quali intollerabili scompensi di carattere economico e commerciale può dar luogo a Modica la chiusura al traffico di una sua arteria per poche ore ogni domenica sino a fine giugno quando in altre città le zone pedonali (si veda via Roma a Ragusa) incontrano il favore di tutte le categorie.
E’ quasi superfluo ricordare che al termine della sperimentazione si terrà conto di tutte le esigenze, comprese quelle degli operatori economici i cui esercizi commerciali sono direttamente coinvolti da provvedimenti di chiusura del traffico veicolare, e si valuteranno tutti gli aspetti positivi e negativi dell’iniziativa e si deciderà se recedere o continuare in questa direzione con le opportune accorgimenti, se visti come necessari, quali spostare la fascia oraria di chiusura o le zone da pedonalizzare, individuare parcheggi, corse bus navetta etc.
Ma appare sin d’ora evidente che se certamente si terrà conto delle esigenze degli operatori economici interessati (i quali potrebbero anche avere interesse a che il corso Umberto si trasformi in un centro commerciale all’aperto e non un circuito per passeggiate in auto) si guarderà anche all’interesse di tutti i cittadini e dei turisti di poter vivere il “salotto” di Modica a misura d’uomo.
Quattro imputati, circa 150 parti offese, di cui al momento solo due costituitesi parti civili, e oltre 300 testimoni, un centinaio dei quali della pubblica accusa, per un maxi raggiro che ha sfiorato il milione di euro. Sono questi i numeri nel procedimento giudiziario per truffa aggravata in concorso scaturito dall’operazione «Blasphemia», condotta dalla Guardia di finanza nel 2008. La prima udienza del processo si è tenuta dinanzi al collegio penale presieduto dal giudice Sandra Levanti, De Bernardin e Manenti a latere. Pubblico ministero il procuratore capo del tribunale Francesco Puleio.
La «Grande opera di Maria» ha per anni ha operato nella sede santuario di contrada Lanzagallo, nelle campagne di Ispica, approfittando della buona fede dei devoti, adesso parti offese nel procedimento. Numerosi adepti sarebbero difatti stati privati di denaro, beni mobili o immobili, a titolo di donazioni più o meno volontarie. Tra il 2001 e il 2007, in sei anni di attività, il fatturato della setta avrebbe sfiorato il milione di euro tra contanti e beni durevoli «donati» dai fedeli.
A tenere le fila sarebbero stati la leader carismatica della setta Iole Rizza, 69 anni, la «veggente» Giovanna Assenza, di 59, e i modicani Orazio Garofalo e Saverio Cannata, entrambi di 72 anni, rispettivamente presidente e segretario dell’associazione – setta. Le due donne sostenevano d’essere in contatto diretto con il Padreterno e la Madonna, facendo leva sulla buona fede dei devoti, ai quali sarebbe stata promessa la beatitudine eterna se avessero proceduto a consistenti donazioni alla setta. I quattro adepti furono arrestati nel settembre 2008 dalla Guardia di finanza.
Dopo qualche tempo, furono concessi agli odierni imputati gli arresti domiciliari, poi revocati nel marzo 2009 per la decorrenza dei termini di carcerazione, con l a conseguente remissione in libertà. Il procedimento è stato rinviato al 21 luglio dal collegio penale del tribunale di Modica per un vizio procedurale. Non sono difatti pervenute a tutte le parti offese le notifiche di fissazione del processo per consentire loro d’essere presenti alla prima udienza di ieri. Tra i legali che patrocinano le parti civili c’è l’avvocato Giovanni Di Pasquale, mentre gli imputati sono tra gli altri difesi dagli avvocati Salvatore Poidomani e Michele Sbezzi.

